Cinema dal Basso alla 68° Mostra del Cinema di Venezia

 

 

 

 

 

 

 

La 68° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, che si svolgerà nella suggestiva cornice del Lido dal 31 agosto al 10 settembre sotto la presidenza di Paolo Baratta e la direzione di Marco Muller, vedrà quest’anno alla presidenza della giuria internazionale Darren Aronofsky, vincitore del Leone d’Oro nel 2008 con The Wrestler e regista dell’applauditissimo Il Cigno Nero, che ha aperto la scorsa eidzione del Festival. Due italiani tra i giurati: Mario Martone, regista dell’affresco risorgimentale Noi Credevamo e Alba Rohrwacher, giovane astro nascente protagonista, tra gli altri, de La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo e Io sono l’amore di Luca Guadagnino. Tra i grandi nomi del cinema internazionale spiccano invece quello del regista francese de L’età acerba, André Téchiné, dell’artista e regista sperimentale finlandese Eija-Liisa Ahtilae e del californiano Todd Haynes, grande ritrattista di miti musicali in Velvet Goldmine dedicato a David Bowie o Io non sono qui dedicato a Bob Dylan, oltre che quello del cantante scozzese leader della band Talking Heads, David Byrne, autore delle colonne sonore del film di Paolo Sorrentino, This Must Be the Place e dei Transformers.
A guidare la giuria di Orizzonti sarà invece il regista produttore e sceneggiatore cinese Jia Zhang-Ke, Leone d’Oro a Venezia nel 2006 con Sanxia Haoren. Carlo Mazzacurati, che l’anno scorso a Venezia ha presentato in concorso La Passione, sarà presidente della giuria del Premio Venezia Opera Prima, mentre Stefano Incerti ha sostituito alla presidenza della sezione Controcampo Italiano Roberta Torre, che ha dato forfit per motivi personali seguita a ruota dalla madrina Vittoria Puccini che, all’indomani della serata inaugurale, ha abbandonato il Lido a causa di un grave lutto. Un fuori programma la preapertura del festival del 30 agosto che, in occasione dei festeggiamenti per il restauro record della Sala Grande, ha visto la proiezione di Box Office 3D, il primo film italiano in 3D diretto da Ezio Greggio. Stroncato dalla critica e preso di mira dalla stampa il “film dei film”, parodia dei più grandi blockbuster degli ultimi anni, è una ferita aperta che sfregia il volto della kermesse cinematografica che tutto il mondo ci invidia. A consolare gli amanti del cinema ci hanno pensato Francesco Pasinetti, autore del poetico I Piccioni di Venezia, e André Téchiné, autore di una torbida storia d’amore e mistero (Impardonnables) sullo sfondo di una Venezia da sogno.

31 Agosto
Clooney lascia a casa la Canalis ma in compenso sbarca al Lido con un film cui spetta l’onore di aprire la mostra: The Ides of March da lui scritto (a sei mani con Grant Heslov e Beau Willimon a partire dalla pièce teatrale di quest’ultimo), diretto, interpretato e prodotto. Il film, in concorso per il Leone d’Oro, è un thriller politico ambientato in un prossimo futuro durante le primarie in Ohio per la presidenza del Partito Democratico e vede nel cast Ryan Gosling, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei ed Evan Rachel Wood. Presentato fuori concorso Vivan Las Antipodas del documentarista russo Victor Kossakovsky, tentativo stupefacente di unire, con un immaginario tunnel lungo 12.756 km, quattro coppie di luoghi situati esattamente uno all’opposto dell’altro: Entre Rios (Argentina) e Shanghai (Cina), Patagonia (Cile) e lago Baikal (Russia), Big Island (Hawaii) e Kubu (Botswana), Castle Point (Nuova Zelanda) e Miraflores (Spagna) in una sinfonia-mondo senza precedenti. Tra gli altri film presentati la deriva sadomaso di Lou Ye in Love and Bruises, lo spettacolare documentario sul Crazy Horse di Frederick Wiseman e quello sul giro intorno al mondo di hippies e beatniks di Paolo Brunatto (Vieni Dolce Morte dell’Ego). Tra i cortometraggi, pioggia di applausi per Hermitage di Carmelo Bene, mentre novità assoluta è la proiezione della miniserie completa Mildred Pierce. Iterpretata da Kate Winslet e tratta da un testo omonimo del 1941 del romanziere americano James M. Cain, la serie televisiva in cinque episodi di circa sessanta minuti ciascuno è opera dell cineasta californiano Todd Haynes. Tra gli ospiti a farla da padrone è stato proprio Clooney, spalleggiato da un cast quasi al completo, ma a stupire di più è stata sicuramente la strana coppia Lina Wertmuller-Eli Roth.

1 Settembre
Una giornata di grandi assenze e grandi presenze quella di oggi a Venezia: il grande assente è Roman Polanski, bloccato in Svizzera dall’accusa di aver abusato di una minorenne 33 anni fa pr sfuggire all’estradizione in America. Ma sulle sue vicende personali non una parola: pubblico e critica erano troppo impegnati ad applaudire questo piccolo capolavoro che è Carnage, commedia nera sulla famiglia e i rapporti umani presentata da un entusiasto cast, orfano però di Jodie Foster.
La grande presenza è quella di Madonna: malgrado il suo film W.E., storia d’amore reale tra Edoardo VIII e la due volte divorziata Wallis Simpson, sia stato accolto fin troppo tiepidamente da pubblico e critica Lady Ciccone (accompagnata da uno staff di 120 persone) era troppo impegnata a fare l’imperatrice del Lido per curarsi dell’accoglienza del suo film. Ma c’è stato spazio anche per il cinema, quello vero: dall’epopea cinese
Warriors of the rainbow: Seediq Bale di Te-Sheng Wei al realismo impressionista di Ruggine di Daniele Gaglianone con Valeria Solarino, Stefano Accorsi, Valerio Mastrandrea e il bravissimo Filippo Timi. Tra gli italiani in concorso anche I Giochi d’Estate di Rolando Colla e il film collettivo fuori concorso Scossa di Ugo Gregoretti, Carlo Lizzani, Francesco Maselli e Nino Russo. Nel panorama internazionale tra i film proiettati oggi si distinguono La Désintégration di Philippe Faucon, Stoccolma Est di Simon Kaijser da Silva e sopratutto
Cut di Amir Naderi, esponente di spicco del Nuovo Cinema Iraniano in esilio a New York da oltre 20 anni. Questo piccolo gioiellino da lui scritto e diretto, che ha aperto la sezione Orizzonti della 68° edizione del Festival, è una poesia d’amore per il cinema giapponese del passato e una protesta nei confronti di quello presente, ma anche un esplorazione nelle viscere del rapporto ossessivo di un uomo con il cinema.

2 Settembre
David Cronemberg, che compie 68 anni l’anno dell’68°anniversario della Mostra e proprio nel giorno in cui viene presentato il suo A Dangerous Method, è stato accolto come una star stamane al Lido; merito del suo film, ennesimo successo di pubblico e critica e dello straordinario cast che lo accompagnava: Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Sarah Gadon e Vincent Cassel, paparazzatissimo con la moglie, Monica Bellucci. Il suo nudo integrale in Un été brulant di Philippe Garrel è servito per lo meno a distrarre l’attenzione da una pellicola assolutamente deludente, addirittura deriso e fischiato durante la proiezione. Delusione anche per un’altra italiana in gara: Mariagrazia Cucinotta, al suo sordio dietro la macchina da presa con il cortometraggio Il Maestro, lascia completamente indifferenti. A risollevare l’Italia ci pensa Francesco Bruni che con Scialla firma una commedia intelligente e brillante che convince tutti. Tanti i documentari presentati oggi: Out of Tehran di Monica Maggioni racconta la vita nell’Iran di oggi; Rudolf Jacobs, l’uomo che nacque morendo di Luigi M. Faccini racconta invece la storia vera di un capitano tedesco che durante la seconda guerra mondiale rubava cibo per distribuirlo alla popolazione affamata; Whore’s’ Glory di Michael Glawogger è un dipinto della prostituzione visto dall’ottica di tre diverse religioni. E per concludere è sbarcato al Lido, direttamente dall’Argentina (ma di produzione italiana): Il campo di Hernàn Belòn

3 Settembre
Forse è oggi il primo giorno in cui la Mostra riaquista tutto il suo fascino, quel suo magnetismo irresistibile, quella voglia di stupire: la giornata inizia con l’annuncio a sorpresa via Facebook di Vasco Rossi. Il rocker italiano, tra gli ospiti più attesi della 68° edizione della kermesse, avrebbe dovuto presenziare la proiezione del film biografico Questa Storia Qua ma ha dovuto rinunciare per un serio e misterioso problema di salute. Ben più sorprendente il videomessaggio di Coppola: il maestro irrompe salutando dallo schermo del Teatro Marinoni i pasionari romani che lo hanno appena occupato, ovvero i ribelli del Teatro Valle in missione a Venezia per riaccendere i riflettori sulla loro causa: “Ciao a tutti, un saluto al Teatro Valle e agli artisti lavoratori di questo programma politico” ha salutato Coppola. Tornando al granade schermo oggi gli occhi di tutti erano puntati sul film fuori concorso di Steven Soderbergh, Contagion: thriller pandemico che ammicca all’influenza suina con un cast stellare, dopo i primi 10 minuti aveva già conquistato il pubblico del Lido. Tra i film in concorso, invece, due le grandi sorprese: Alps di Giorgos Lanthimos, che racconta la stupefacente storia di un gruppo di persone che sostituisce sotto compenso persone appena defunte per aiutare amici e parenti ad elaborare il lutto, e Pollo alle Prugne di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi, autrice del fortunatissimo Persepolis, che firmano un racconto fiabesco, felliniano ma al contempo politico.
Nella sezione Controcampo Elisabetta Sgarbi, figlia di cotanto padre, presenta il documentario sull’avanguardia artistica Quiproquo con Franco Battiato, Nicoletta Braschi, Andrea Renzi, Umberto Eco mentre Francesco Patierno con Cose dell’Altro Mondo (con Diego Abatantuono e Valerio Mastrandrea) si interroga su cosa succederebbe al nostro paese se tutti gli immigrati sparissero di colpo. E scatena polemiche e discussioni al Lido. Si parla di immigrati anche nel bel cortometraggio di Jonas Carpignano A Chjàna. Presentato nella sezione Orizzonti il film di James Franco, Sal, sulle ultime ore di vita di Sal Mineo, ex idolo giovanile e protagonista di film di grande successo come Rebel Without a Cause ed Exodus.

4 Settembre
Standing ovation e pioggia di applausi (ma non solo..) per Al Pacino, oggi al Lido per ritirare il premio alla carriere e per presentare il suo piccolo gioiellino fuori concorso: Wilde Salomé. Emozionato, abbronzatissimo, disponibile e sorridente Pacino era la star del Lido e il suo film, il più ambizioso e complesso da lui realizzato, è un semi-documentario teatrale sull’opera Salomè di Oscar Wilde, storia della passione respinta della figliastra d’Erode, governatore della Giudea, per Giovanni Battista: un rifiuto che costerà al Battista la vita. Un film dall’erotismo passionario ma delicato: merito dell’attrice protagonista, Jessica Chastain (già vista in Tree of Life), e della sequenza di un ballo bollente che surclassa il nudo integrale della Bellucci.
Esce vittorioso da questa giornata anche un italiano: Emanuele Crialese, al suo quarto lungometraggio con Terraferma, firma un dramma sull’immigrazione ludico e surreale che scatena una pioggia di applausi. Applauditissimo da pubblico e critica anche Shame di Steve McQueen, che dopo l’esordio con Hunger (Camera d’Oro a Cannes), si conferma tra i migliori nuovi autori in circolazione: il film racconta la dipendenza di uomo, Brandon (Michael Fassbender), per la pornografia. Due i film più interessanti della sezione Controcampo: Pivano Blues – Sulla strada di Nanda di Teresa Marchesi con Fernanda Pivano, Patti Smith, Luciano Ligabue e Vasco Rossi, che racconta di una straordinaria figura di spicco nella cultura del ’900 italiano, Fernanda Pivano. L’altro è l’attesissimo film dei Manetti Brothers, L’Arrivo di Wang: manentendosi sulla falsariga del film di fantascienza racconta la sorprendente scoperta di un interprete ciense alle prese con un bizzarro essere.
E non c’e’ Mostra senza polemiche: oggi è la volta dei fotografi che durante la conferenza stampa di James Franco, per protesta nei confronti della gestione degli spazi dei photo call, hanno abbandonato a terra le macchine fotografiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

5 Settembre

Non c’era Vasco stamane al Lido e la sua clamorosa assenza, accompagnata dalle voci di una misteriosa malattia di cui poco per ora si sa, hanno acceso ancor di più i riflettori della stampa mondana su Alessandro Paris e Sybille Righetti, tartassati di domande e onnipresenti in giro per il lido e in conferenza stampa, dove oggi hanno presentato l’uscita di Questa Storia Qua, docu-film biografico sulla vita del Blasco. Dagli esordi ai grandi successi, dalle polemiche all’analisi dell’intergenerazionalità di un personaggio tanto folkloristico quanto spontaneo, il film passa con assoluta indifferenza sotto gli occhi di chiunque non sia suo sfegatato fan. Malgrado l’assenza di Vasco però, non mancavano le star oggi in giro per il lido: Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy e John Hurt, cast al gran completo di Tinker, Tailor, Soldier, Spy di Tomas Alfredson hanno presentato a stampa e curiosi l’ultima fatica del regista, una spy story ben fatta tratta dall’omonimo romanzo di Le Carré.

Totalmente diverso il clima nella restaurata Sala Grande, dove a raccogliere gli applausi dal red carpet è stato il regista della black comedy americana Dark Horse, Todd Solondz insieme ai suoi coprotagonisti Justin Bartha e Selma Blair: 3 volte in concorso a Venezia, il regista approda quest anno al lido portando un soffio di ironia gelida in un film che nulla mette e nulla sottrae alla sua brillante filmografia e che pure convince, commuove e strappa sorrisi e applausi ad un pubblico esigente come quello veneziano.

A conferma i una tendenza sempre più in voga negli ultimi anni anche quest’anno alla kermesse a farla da padrone è il cinema dagli occhi a mandorla: in concorso dal Giappone arrivano i guerrieri dell’arcobaleno di Wei Te-Sheng, che dovranno vedersela con Tao Jie (A Simple Life) che, si vocifera al Lido, è già in lizza per il Leone D’Oro e con la grottesca discesa negli abissi della follia del tredicenne protagonista di Himizu.  Sion Sono trae dall’omonimo manga giapponese di Minoru Furuya, inedito in Italia, questa storia crudele e surreale che reinterpreta l’horror e le avanguardie del nuovo cinema nipponico con il coraggio intrepido di un cineasta estremorientale faccia a faccia con il Giappone post-tzunami. Nella sezione Orizzonti la presentazione di Cut di Amir Naderi è stato un vero e proprio trionfo,; nella stessa sezione spazio anche  ad uno dei maggiori esponenti contemporanei del cinema made in Thailandia Rirkrit Tiravanija, al Lido con Lung Neaw Visits His Neighbours; fuori concorso il cinese Tony Ching Siu-tung non delude nessuno con il suo Baishe Chuansho; e per finire alle le Giornate degli Autori Lou Ye ha presentato Love and Bruises.

La giornata di oggi ha confermato anche un nuovo amore della kermesse veneziana: quello per il cinema che, semplificando, potremmo definire “d’immigrazione”. Dopo le polemiche sollevate in conferenza stampa in occasione della presentazione del film di Francesco Patierno Cose dell’Altro Mondo, che strizza l’occhio a A Day Without a Mexican di Sergio Arau immaginando un norditalia improvvisamente privo di immigrati, anche Terraferma di Crialese – che invece l’occhio lo strizza, più ambiziosamente, a Visconti – ha suscitato emozioni e non poche discussioni. Eccellente regia e fotografia e una trama coinvolgente, magistralmente interpretato da una Donatella Finocchiaro che invece delude nel passaggio dietro la macchina da presa con il suo mediometraggio Andata e Ritorno. E di immigrazione parla anche l’opera prima di Andrea Serge Io Sono Li: una sala strapiena ha salutato con una pioggia di applausi il racconto delle vicende di un amore delicato sullo sfondo di una degradata periferia multietnica di questo giovane e promettente autore, già noto al pubblico casertano per aver firmato la regia di Sangue Verde, presentato quest’anno al Cineclub. E, a proposito di casertani, domani al Lido è la volta dell’ultimo, attesissimo lavoro di Pietro Marcello

6 Settembre

Nel giorno dello sciopero dei mezzi, delle polemiche sui ritardi e sulle cancellazioni improvvise la sorte peggiore è toccata all’attesissimo film a sorpresa: prima viene annunciato come filippino quando invece è un film cinese, poi si scopre che non ha passato la censura in patria, dopodiché la proiezione del mattino viene cancellata per un problema di sottotitoli (e qui a Venezia di problemi con i sottotitoli ne hanno veramente tanti!) infine, nel corso della proiezione serale, con cast, produttore, regista e giuria al gran completo presente in sala, la proiezione viene interrotta da un’insistente puzza di fumo. Scene di panico, gente in fuga e proiezione che si interrompe creando ancor più confusione nelle (poche) persone che – coraggiosamente – rimangono in sala per scoprire come si concluda la straziante caccia all’uomo dell’oscuro protagonista. Se le scene girate in una vera miniera lasciano letteralmente a bocca aperta, non bastano per chiarire i mille dubbi dello spettatore, spiazzato dalla crudezza delle immagini e dalla mancanza di dialoghi.
Slitta di un ora e mezza di ritardo e subisce ben due cancellazioni il film di Abel Ferrara “4:44 Last Day on Earth” che non convince nessuno e viene addirittura fischiato in sala, così come l’ennesimo rifacimento di Cime Tempestose, “Wuthering Heights” di Andrea Arnold che almeno si aggiudica il premio della donna peggio vestita dell’intera kermesse.
Ne capitano di tutti i colori anche ad Ermanno Olmi: “Il Villaggio di Cartone”, film ambientato a Bari dove un gruppo di clandestini risolleva le sorti di una parrocchia dimenticata, va letteralmente a ruba! Nella notte misteriosi cinefili, hanno sottratto dagli uffici di Rai Cinema una decina di biglietti per assistere alla proiezione del Maestro. Sempre della Puglia e sempre sul tema dell’immigrazione arriva anche “Pasta Nera”di Alessandro Piva: il regista de la Capagira firma una bella e applaudita storia. Dalla Francia invece, sulla scia dei fratelli Dardenne, arriva la coraggiosa storia di Louise Wimmer, candidata al premio Kino. Ultima proiezione oggi per “A Simple Life” di Ann Hui: una regia spontanea, un cast eccellente, una storia veramente semplice che riesce, senza essere patetica, a toccare le corde giuste e strappa una lacrimuccia alla patinata platea della Mostra.
Grandi applausi alla presentazione del nuovo film del casertano Pietro Marcello, presentato da Enrico Ghezzi: “Il silenzio di Pelesjan”, documentario sul regista russo presente in sala, convince tutti pur nella sua complessità e nel tecnicismo che contraddistingue il giovane regista.
Nella notte al party della Fandango sushi a volontà e tante star: ma il presidente Darren Aronofsky snobba tutti e se ne va in bici al Teatro Valle occupato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7 Settembre

Al mattino standing ovation con 10 minuti di applausi, alla sera fischi e commenti amari: il film di Cristina Comencini Quando La Notte, con Claudia Pandolci e il bravissimo Filippo Timi, presenti al Lido divide e fa discutere e soprattutto apre un’altra breccia nelle polemiche sull’organizzazione della kermesse, che ha abolito la proiezione riservata esclusivamente alla stampa sollevando sospetti di boicottaggio. Due film “tosti” invece, incantano Venezia: Maternity Blues di Fabrizo Cattanei, tornato alla regia dopo il bellissimo Il Rabdomante, racconta la struggente storia di 4 donne rinchiuse in un ospedale psichiatrico colpevoli dell’uccisione dei propri figli a causa della depressione post-parto, e Black Blok di Carlo Augusto Bachschmidt. Probabilmente tra le più belle opere presentate nella sezione Controcampo, il documentario prodotto da Domenico Procacci scatena oltre 10 minuti ininterrotti di applausi. Meritatissimi. Perché se si riuscisse – ma è impossibile, e anche in questo sta la grandezza dell’opera – a separare l’emozione e la rabbia dal lato tecnico, si scoprirebbe un opera dalla grande regia e dal montaggio impeccabile. Partendo dall’Argentina, che con Another Silence di Santiago Amigorena sforna la poco convincente storia di vendetta della brutta copia della sposa di Kill Bill, passando per Hahithalfut, opera enigmatica e straniante del pluripremiato regista ebraico Eran Kolirin, fino al simpatico Eva di Kike Mallo si arriva alle due opere più attese di oggi: la prima è la rivisitazione del mito di Faust del maestro russo Alexandr Sokurov, che filma un opera di 2 ore e 30 godibilissima, intensa, visionaria, dai ritmi spazio temporali sconvolgenti e dai colori intensi, dipingendo personaggi al limite dell’umano.

Il secondo è 4:44 The Last Day On Heart di Abel Ferrara, presente alla proiezione con il cast al completo e i due protagonisti Willem Defoe e Shanyn Leigh, ex compagna del regista, in splendida forma en scoppiettante di entusiasmo. Meno entusiasta il pubblico, che applaude poco convinto quest’ opera tiepida e molto poco convincente sull’ennesima catastrofe che distruggerà la terra e su come i differenti tipi umani affrontano le loro ultime ore di vita. Pochi sprazzi di regia ricordano i bei vecchi tempi dei suoi primi film e a quelli sono dedicati i tiepidi applausi di stampa e pubblico.

A mezzanotte, in occasione della proiezione di Rabitto Horaa, horror psicologico nipponico di Takashi Shimizu con protagonista un inquietante coniglietto di peluche, l’inarrestabile Marco Müller stupisce tutti indossando in sala un enorme testa di coniglio.

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