“La mirade invisibile” di Diego Lerman

Diego Lerman studia tecnica dell’immagine e del suono all’Università di Buenos Aires, e teatro allo Sportivo Teatral. Alla carriera d’attore affianca un’attività di aiuto regista e sceneggiatore per il cinema e la pubblicità. La prueba (1999), uno dei sei cortometraggi di cui ha firmato la regia, riceve numerosi premi. Liberamente tratto dall’omonimo racconto di César Aira, il film racconta di una ragazza che tenta di dar prova del proprio amore a un’altra donna; Tan de repente, primo lungometraggio di Lerman, ne sviluppa la trama all’insegna di un chiodo fisso: «esaltare spietatamente la contraddizione». Premiato ai festival di Locarno, Buenos Aires, Biarritz, Nantes e L’Avana, tra il 2002 e il 2003 il giovane regista è selezionato per la Résidence del Festival di Cannes, nel cui ambito prepara il suo secondo film, Mientras Tanto, uscito nel 2006.
Da Catalogo del 60° Festival del film di Locarno – 2007

La mirada Invisibile Buenos Aires 1982 Il regime dei colonnelli volge al declino ma tiene ancora il potere in pugno. Maria Teresa è una sorvegliante al Collegio Nacionale, la scuola destinata a formare la futura elite del Paese. Ha 23 anni e vuole adempiere bene al suo compito che consiste non solo nel tenere l’ordine ma anche nel divenire l’occhio segreto della direzione sempre pronto a cogliere qualsiasi infrazione alle regole. Il suo superiore diretto, il signor Biasutto, la segue con attenzione non disinteressata. Diego Lerman, nato nel 1976, ha vissuto sulla sua pelle le infamie della dittatura militare in Argentina ma si rifiuta di girare film autobiografici. In questo caso si rifà al libro “Ciencias Morales” di Martin Cohan. E’ molto abile nel narrare le dinamiche del microcosmo scolastico come riflesso della struttura oppressiva del regime. Marita, come la chiamano a casa, si muove tra due mondi solo apparentemente avulsi dal contesto sociale. A casa ha una madre e una nonna con cui convivere e condividere quello che resta della sua quotidianità. A scuola diventa la zelante longa manus del potere perfettamente incarnato dal subdolo Biasutto, uomo capace di false attenzioni così come di ferina violenza. Lerman indaga così sul substrato su cui le dittature contano per poter conservare il potere: il bisogno di riconoscimento di un ruolo che riempia il vuoto di una solitudine esistenziale profonda. La scelta di leggere la società attraverso una realtà scolastica d’èlite non è nuova al cinema: Nuovo è però il progetto di lasciare gli studenti quasi totalmente sullo sfondo per mettere in rilievo il processo di asservimento di una coscienza destinato però, come il Paese, a un atto di ribellione.

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