Speciale Venezia 69: “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì

Tra gli italiani in gara per il Leone d’oro ha debuttato per primo, alla 69 Mostra Internazionale del cinema di Venezia,  “ E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì.  Regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore palermitano, Ciprì è noto al pubblico per il lavoro in coppia con Franco Maresco in film come “Il ritorno di Cagliostro”(2003), “Come inguaiammo il cinema italiano – La vera storia di Franco e Ciccio”(2004) e “Era una volta”(2008).

Nella proiezione mattutina per la stampa raccoglie buoni applausi, forse ancor più sentiti rispetto all’attesissimo The Master di Paul Thomas Anderson, applaudito senza calore.

Il regista siciliano ci porta in una Palermo anni ’70 anche se la pellicola è stata girata a Brindisi, in alcuni quartieri popolari della città, nei cantieri navali e sulla spiaggia, trasformati nella Kalsa di Palermo, uno dei quattro rioni storici della città siciliana. La fotografia, curata dello stesso Ciprì, è perfetta, sbiadita e ingiallita come un vecchio ricordo.
La storia, basata su fatti realmente accaduti, tratta dall’omonimo libro di Roberto Alajmo, che insieme al regista e a Massimo Gaudioso ha scritto la sceneggiatura, è incentrata sulle vicende della famiglia Ciraulo, persone un po’ “particolari” che vivono in uno stato di continua precarietà.

Nicola Ciraulo è il capofamiglia, interpretato da un Toni Servillo irriconoscibile in canotta bianca, pancetta esibita e occhiali. La precaria quotidianità di piccole certezze è interrotta dall’uccisione della figlia Serenella, colpita accidentalmente dal proiettile di un resoconto mafioso. Il dramma si rivela anche un’opportunità grazie al lauto risarcimento previsto dallo Stato per le vittime della mafia. Peccato che questa possibilità spalanchi altre sventure: l’infinita procedura da seguire per richiedere la somma, l’euforia che porta a spese al di sopra delle proprie disponibilità nella lunga attesa della ricezione del denaro, e infine la scelta di spendere gran parte dei 220 milioni ricevuti nell’acquisto di una Mercedes. Lo stile narrativo conserva la sua tipica originalità nella geometria delle inquadrature, nel soffermarsi sulle espressività, nei dettagli di colore e nella scelta dei personaggi.

I sei attori protagonisti della famiglia Ciraulo sono eccellenti, Ciprì non voleva neanche Toni Servillo nel cast. “In verità non avevo un immaginario dei  volti, quando mi hanno suggerito Toni ho pensato che fosse troppo per me e che fosse impossibile averlo nel cast. Dopo il primo incontro ho subito pensato fosse perfetto: il personaggio del libro è complicato, molto triste. Toni l’ha reso superbo: ha la comicità dentro”.

Toni Servillo aveva il timore di inciampare nel dialetto siciliano. Paura e prova superata anche se se difficilmente la pellicola potrà ambire al Leone d’oro – forse troppo italiano – ma potrà aver successo in sala (dove arriverà il 14 settembre), e probabilmente neanche l’impeccabile Toni Servillo vincerà la Coppa Volpi per cui invece oggi si candida con buone possibilità lo scontroso Joaquin Phoenix di The Master.

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